Giornalismo sportivo, un corso per imparare a creare contenuti di qualità

Il giornalismo sportivo sta cambiando, cambierà, forse è già cambiato. Il pubblico sportivo è sempre più competente e non si accontenta più (solo) di ricevere notizie: vuole contenuti scritti bene, ben confezionati, nobilitati da un punto di vista intelligente e originale. Venerdì, sabato e domenica Emanuele Atturo e Daniele Manusia terranno qui in Open un ‘Corso di Scrittura Sportiva’, a cura di Ultimo Uomo e la Scuola del Libro.
Qui Emanuele Atturo ci racconta qualcosa di più su di lui e sul corso.

Emanuele, raccontaci qualcosa di te e di Daniele. Chi siete, cosa fate nella vita e da dove nasce la passione per la scrittura sportiva?

Io e Daniele lavoriamo insieme a l’Ultimo Uomo da gennaio del 2015, ma la rivista era nata un anno e mezzo prima, fondata da Daniele e Timothy Small. Io ancora studiavo all’università ma già scrivevo di sport sul digitale (sul sito Crampi Sportivi, creato insieme ad alcuni amici) e Daniele mi ha chiamato per lavorare con lui. La passione per la scrittura sportiva nasce ovviamente – scusa la banalità – dall’amore per lo sport, ma anche per un certo modo di raccontarlo. Sia io che Daniele abbiamo cercato una voce fresca e originale per parlare di sport, prendendo spunto da riferimenti italiani (la trasmissione tv “Lo sciagurato Egidio”, i libri di Gianni Brera, gli articoli di Luciano Bianciardi sul Guerin Sportivo o il blog Lacrime di Borghetti) e soprattutto esteri (le riviste Grantland e So Foot, gli autori Jonathan Wilson o Brian Phillips). Nel contesto editoriale italiano mancava qualcuno che scrivesse di calcio e altri sporti con uno sguardo più analitico, più rispettoso della complessità degli aspetti strettamente di campo, e con un linguaggio più ricercato, privo dei tic giornalistici che negli anni si sono sviluppati nello sport.
Oggi proviamo a farlo curando insieme la rivista l’Ultimo Uomo, continuando a cercare strade per raccontare lo sport in modo intelligente, originale e divertente.

Il giornalismo sportivo è cambiato, quali sono le ragioni, chi sono i nuovi lettori e che esigenze hanno?

C’è un discorso da fare sui contenuti e uno sulla forma. Dal punto di vista dei contenuti il pubblico è sempre più competente, scolarizzato, meno ingenuo e incline a concedere fiducia automatica ai giornali. Bisogna offrire qualcosa in più della semplice informazione, su questo sono tutti d’accordo, ma per farsi ascoltare bisogna anche provare a costruirsi un’autorità. L’unico modo per farlo è essere onesti, competenti e creativi. Con l’Ultimo Uomo abbiamo provato a costruire una rivista estremamente riconoscibile, credibile e che rappresenti l’unico luogo in cui trovare un certo tipo di contenuti.

Il problema oggi è conciliare questa esigenza di qualità con le forme del digitale e con un’esperienza di fruizione, da parte dei lettori, sempre più veloce e frammentata. E che quindi sta andando in tutt’altra direzione. Da una parte i lettori vogliono articoli qualitativi, angolati, ricercati; dall’altra però sembrano disposti a concedere poca attenzione a quello che trovano sul web. I social media hanno modificato il nostro cervello e il modo con cui leggiamo e fruiamo i contenuti è condizionata a fondo dalla modalità dello scrolling infinito che abbiamo imparato a considerare naturale attraverso Facebook, Twitter e Instagram. Una rivista digitale oggi deve scendere a compromessi con queste contraddizioni, con lettori sempre meno abituati a leggere con profondità ma che non si accontentano di articoli superficiali.

Quali opportunità ha offerto e offre il digitale in ambito editoriale e qual è la mission di Ultimo Uomo in questo senso?

Con l’Ultimo Uomo l’idea è di costruire un prodotto con una qualità e un’autorevolezza tale che il lettore è disposto a interrompere il flusso dello scrolling infinito per prestare attenzione ai nostri contenuti. Pubblichiamo articoli lunghi, anche molto lunghi, complessi, ricchi di concetti. Può sembrare controintuitivo rispetto a quello che si dice funzioni oggi, e persino rispetto alle cose che ho detto anch’io sopra, ma è uno stato di cose che si può combattere. L’Ultimo Uomo secondo me è un segnale che i lettori – spronati con le giuste motivazioni – non si accontentano per forza di contenuti sempre più brevi e sciatti, e che sono disposti a sacrificare tempo ed energie anche per leggere articoli lunghi, persino in un ambito all’apparenza superficiale come lo sport.

Quali sono gli elementi che concorrono a creare un punto di vista personale sui fatti e che consentono di scrivere articoli di approfondimento di qualità e di valore?

Innanzitutto avere un’autentica e sincera passione per lo sport. Senza quella è impossibile andare in profondità, cogliere le sfumature e raccontare storie in modo credibile. Senza quella è anche impossibile guardare l’altissimo numero di ore di sport necessarie per fare questo mestiere.

L’altra cosa essenziale è leggere molto, non solo di sport, perché leggere è la condizione necessaria per imparare a trovare la propria voce come autori. Avere interessi extra-sportivi aiuta anche a contestualizzare lo sport all’interno della nostra cultura, trovando relazioni che prima non consideravamo. Più riusciamo a mettere dentro un articolo i nostri interessi, la nostra visione, anche la nostra ironia quando necessario, più quell’articolo sarà originale, unico e capace di distinguersi dentro un internet ormai saturo di contenuti.

Perché avete scelto Open come location?

Abbiamo avuto la fortuna di presentare da Open un nostro libro qualche anno fa, la Guida al campionato di Serie A 2016/17. Una location calda, accogliente e con un’atmosfera perfetta per parlare di sport e scrittura sportiva per ore.

Menu