Il fenomeno Blythecon, tra passione e collezionismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bambole con il corpo stilizzato, la testa sproporzionatamente grande e occhi che cambiano colore: se questa immagine vi è familiare allora vuol dire che siete anche voi tra le decine di migliaia di persone appassionate del fenomeno Blythecon, che abbiamo avuto il piacere di ospitare nei giorni scorsi nei nostri spazi. Abbiamo fatto una chiacchierata con Giulia Zanchi, che ha organizzato l’evento di Milano e ci siamo fatti raccontare un po’ di dettagli.

Giulia, raccontaci qualcosa di Blythecon, come e dove nasce e che pubblico ha?
Blythe è una bambola ideata da Allison Katz e prodotta negli Stati Uniti dalla ora defunta Kenner, venduta solo nel 1972, anno in cui riscontrò talmente poco successo che fu ritirata dalla vendita, finendo nel dimenticatoio. Verso la fine degli anni ’90, una produttrice TV americana, Gina Garan, ne ricevette una in regalo e iniziò a usarla come modella per le sue foto, pubblicando anche un piccolo libro fotografico su di loro (“This is Blythe”). In quel periodo, la creativa Junko Wong scoprì il lavoro di Gina e capì subito che questa bambola, con le sue bizzarre proporzioni, avrebbe riscosso molto successo in Giappone. Propose quindi alla catena di grandi magazzini giapponesi Parco di utilizzare queste bambole per uno spot pubblicitario (“Have a Blythe Christmas!”) e, l’anno seguente, la sua agenzia creativa CWC e il colosso dei giocattoli Takara acquisirono la licenza per ricominciare a produrre di nuovo queste bambole dalla Hasbro, che inglobando la Kenner ne aveva ereditato i diritti. La prima, in edizione limitata di 1000 pezzi, si chiamava proprio “Parco” e fu presentata nel 2001 negli omonimi grandi magazzini di Tokyo. Ad oggi, esce una nuova Blythe circa ogni mese.

Nel corso degli anni sempre più persone si sono appassionate di queste bambole con il corpo stilizzato e la testa sproporzionatamente grande con occhi che cambiano colore (Allison Katz ne progettò il meccanismo, che per funzionare aveva necessariamente bisogno di una testa più grande, dando così a Blythe il suo particolarissimo aspetto), ritrovandosi prima sui forum e poi sulle piattaforme social per scambiare idee e pubblicare le proprie foto e personalizzazioni. Sebbene Blythe sia nata come giocattolo per bambini, è ora una musa ispiratrice e un vezzo per adulti. In molti hanno fatto di questo mondo la propria professione, lasciando il posto fisso e diventando piccoli imprenditori e artigiani che, con la propria creatività e bravura, creano delle piccole meraviglie in miniatura, facendo spesso il tutto esaurito in pochi minuti di vendita online.

Blythecon è un evento organizzato da volontari per la comunità degli hobbisti. Tradizionalmente, l’evento è no-profit e ha un fine benefico verso associazioni di volontariato o cause umanitarie, sociali, ambientali. Tornando alle bambole, Blythecon è un’occasione per ritrovarsi di persona con i collezionisti conosciuti online e condividere la propria passione e creatività, incontrare artisti e artigiani per ammirare e acquistare le loro creazioni, oltre che viaggiare in una nuova città o nazione conoscendone le tradizioni e la cultura, con il pretesto di portare a spasso le bambole e fotografarle davanti ai monumenti e punti più pittoreschi.

Qualche numero del fenomeno? Quanti appassionati conta ed eventi organizzati?
Il primo ritrovo ufficiale per appassionati (“Blythecon”) si tenne negli USA nel 2009, ad Atlanta, seguito poi dal primo Blythecon UK, a Oxford, nel 2010 e il primo Blythecon Europe, a Berlino, nel 2012. Da allora, queste manifestazioni si sono diffuse in tutti i continenti e attirano ogni anno (più volte all’anno!) migliaia di appassionati e curiosi da tutto il mondo. Difficile contare il numero esatto dei collezionisti e appassionati di Blythe, direi nell’ordine di una decina di migliaia di persone, o forse di più? Le convention specializzate sparse per tutto il mondo sono circa 10-15 all’anno, senza contare le fiere di bambole in cui Blythe fa capolino. Una rapida ricerca su internet con la parola chiave “blythe” o “blythecon” può dare un’idea dell’estensione di questo fenomeno, ormai non più di nicchia.

Perché avete scelto di organizzarlo in OPEN Milano?
Cercavamo una location che fosse allo stesso tempo spaziosa, centrale, attrezzata, esteticamente bella o particolare, possibilmente dotata di bar/ristorazione, il tutto restando all’interno di un budget ragionevole. Oltre a queste caratteristiche, abbiamo trovato in OPEN Milano uno spazio moderno e polifunzionale, arredi di design, salette riservate per tenere i nostri workshop lontano dalla sala principale, uno staff sempre presente e attento, l’accessibilità anche per disabili grazie al comodo ascensore, ambienti incredibilmente luminosi e una terrazza meravigliosa.

Come vi siete trovati e quali pensi che siano i plus del nostro spazio?
Ci siamo trovati benissimo, l’accoglienza e la professionalità dello staff e della nostra referente sono state impeccabili sia in fase di organizzazione sia durante l’evento. OPEN è una location a nostro avviso unica nel panorama milanese, per tutti i motivi che ho elencato prima e anche per l’atmosfera rilassata, moderna, allegra, di cultura e apertura che vi si respira. Questa atmosfera l’hanno notata anche i partecipanti alla convention, che hanno apprezzato la location per gli stessi motivi per cui l’abbiamo scelta e amata sin dal primo momento.

Prossimi eventi in programma?
Non abbiamo in programma di ripetere Blythecon Milano nel 2020, ma visto il successo della prima edizione e le numerose richieste di partecipazione che stiamo ricevendo per un’eventuale seconda edizione, una data possibile potrebbe essere il 2021. Leggendo sui social che per qualcuno Blythecon Milano è stata la convention più bella del 2019 ci siamo quasi commossi.
Grazie ancora!

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