Rivoluzione immersiva, un workshop sulle opportunità e gli ambiti di utilizzo

Realtà virtuale e realtà aumentata sono termini ormai entrati a far parte dell’immaginario e del linguaggio comune. Ma quali sono gli ambiti di utilizzo possibili? E cosa dobbiamo aspettarci davvero dalla rivoluzione immersiva che è in atto? Tra magia e tecnologia, le realtà estese possono impattare radicalmente nel modo in cui comunichiamo, interagiamo e in alcuni casi pensiamo. Approfondiremo il tema il 5 dicembre con Antonio Laudazi, autore del libro “Niente sarà più come prima” edito da Dario Flaccovio Editore, che durante un workshop gratuito ci farà scoprire regole e potenzialità di questa nuova frontiera. Gli abbiamo fatto qualche domanda:

Antonio, come si svolgerà il tuo workshop?

L’idea è di chiarire bene l’idea su cosa siano realtà aumentata e virtuale, sfatare alcuni falsi miti e spiegare perché sono una materia su cui porre attenzione. Traccerò anche una breve storia sull’immersività, in quanto reputo che conoscere i trascorsi e i percorsi di una tecnologia sia utile a comprenderla meglio, e poi è un tema molto interessante.
Entreremo poi nel vivo della questione, analizzando case history e piattaforme e iniziando a gettare le basi su come si scrive, si sviluppa e si valuta un progetto immersivo.
Mi piacerebbe che il pubblico portasse a casa non solo una panoramica teorica, ma anche spunti operativi per applicare Ar e Vr, a prescindere da quale sia il settore nel quale lavora.
Vorrei poi provare a rispondere ad alcune domande ricorrenti, tipo: quanto costa?

A chi si rivolge?

Di solito sfido i miei studenti dei corsi in aula a trovare un settore nel quale non sia possibile applicare AR o VR. E per adesso non ho mai perso. Questo non significa che l’incontro sia utile a tutti, ma chiunque potrà trovare un buon motivo per partecipare, a prescindere dall’età o dalla professione.
Comunque, se dovessi fare una profanazione, direi senz’altro studenti: hanno il tempo e il dovere di tenere le antenne dritte.
Poi, forse inaspettatamente, inviterei artisti, psicologi, sociologi, insegnanti e filosofi, per motivi diversi.
Sicuramente manager e imprenditori, responsabili IT e R&S, ma anche professionisti curiosi verso nuovi strumenti per essere più competitivi.
In generale, mi rivolgo a tutti quelli che credono nell’innovazione, non tanto come un susseguirsi di trend e gadget tech, ma come un processo continuo, un approccio mentale alla ricerca e all’evoluzione in senso lato.

Quali sono, a tuo parere, le principali opportunità della rivoluzione immersiva?

Se ammettiamo di poter entrare e uscire da dimensioni parallele delle quali scriviamo noi le regole, allora abbiamo davanti una specie di salto quantico: possiamo fare cose incredibili. Se pensiamo di spostare il web e i contenuti digitali dai confini del monitor al mondo che ci circonda, stiamo riacquisendo un rapporto con la tecnologia più in armonia con la nostra anatomia. Se riusciamo a entrare nei panni dell’altro, a vedere attraverso gli occhi di chi è diverso da noi, allora stiamo sviluppando la nostra empatia, recuperando umanità.
Ci sono diversi superpoteri che possiamo acquisire, ma attenzione ai fake che popolano il web e i social, perchè rappresentano esagerazioni non realizzabili: siamo ancora all’inizio.

Perchè hai scelto Open come location?

Perché accoglie e si rivolge a un target ibrido e multidisciplinare; perché c’è uno spirito di condivisione e curiosità, ed è in posti come Open che si può parlare davvero di innovazione, nelle sue mille sfaccettature. È un luogo dove si sviluppano le idee e quindi è un grande piacere farne parte!

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