Roberto Baggio. Il Divin Codino di Fabio Fagnani

21/02/2020 18:30

Lui e il suo pallone. Roby lo portava persino in bagno, a letto e giocava tutto il giorno con quella sfera così perfetta. Una passione che andava oltre qualsiasi cosa: infortuni, incomprensioni, tatticismi, denaro.

«Avevo solo un pensiero: prendere la palla e andare dritto in porta!»

Pallone d’Oro nel 1993, Roberto Baggio è un campione amato da tutti, indipendentemente dai colori che ha indossato. L’ unico nella storia del calcio italiano ad aver segnato in tre mondiali diversi e anche per questo il solo colore che lo rappresenta è l’azzurro della Nazionale. Il 16 maggio 2004 accarezzava per l’ultima volta il pallone, sfiancato dagli infortuni e dalle incomprensioni con gli allenatori. Ma quello che è stato uno dei fantasisti più forti di tutti i tempi ha lasciato un vuoto che ancora avvertiamo, a livello sportivo e umano. Il 16 maggio 2004 Roberto Baggio gioca la sua ultima partita da professionista, con la maglia del Brescia. Da quel giorno, la fantasia applicata al mondo del calcio ha perso uno dei massimi protagonisti a livello mondiale. E se alle vittorie ci si può anche abituare – si guardi a Messi e Ronaldo – dei sentimenti si avverte maledettamente la mancanza. Sì, perché il Divin Codino, prima che un calciatore, ha rappresentato un sentimento: la voglia di non smettere mai di considerare quella palla che rotola un gioco, con la quale è necessario divertirsi, senza scendere a troppi compromessi tattici o esistenziali, per sentirsi alla fine dei conti ancora umani.

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